Ultimamente abbiamo spesso parlato dei cambiamenti che stanno interessando il mondo del lavoro, e oggi vorrei approfondirne uno in particolare: il passaggio, a cui stiamo assistendo, dall’era dell’impiego all’era del progetto.
Iniziamo con un dato: secondo Le proiezioni NASDAQ, entro il 2030 il 43% della forza lavoro sarà freelance.
Le dinamiche alla base dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro si sono trasformate nel corso degli ultimi anni: sono cambiate le priorità dei lavoratori, le richieste delle imprese, le necessità di entrambi.
Quella a cui stiamo assistendo è l’ascesa della cosiddetta GIG ECONOMY.
Ma di che cosa si tratta?
Partiamo dal termine: la definizione “gig economy” viene dalla musica Jazz, dove era usata per indicare l’ingaggio di un artista solo per una serata (gig); L’uso si è poi allargato a tutto il mondo della musica, sempre con lo stesso significato, per poi passare a indicare  l’impiego saltuario in ogni settore.
Stiamo parlando quindi di un modello incentrato sui “ingaggi”, su lavori temporanei, su progetti più che su impieghi fissi e a lungo termine.
La gig economy è una delle nuove forme di organizzazione che stanno caratterizzando la nuova economia digitale: si tratta di un modello economico basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, e non più sulle prestazioni lavorative stabili e continuative, caratterizzate da maggiori garanzie contrattuali. E la tendenza è in crescita: i giovani che costituiscono la nuova forza lavoro preferiscono sempre di più impieghi di questo tipo al tradizionale “posto fisso”.

In altre parole, potremmo dire che stiamo andando verso l’era del progetto, in contrapposizione con l’era dell’impiego a cui tutti noi siamo abituati. Questo significa che ci troveremo in un contesto caratterizzato da flessibilità, cambiamento costante, carriere in movimento.
Il primo istinto, se sei abituato alle dinamiche tradizionali, è quello di pensare alla precarietà che caratterizza questi percorsi. Ma ciò su cui dovresti riflettere è piuttosto quanto e come questo nuovo approccio si differenzi da quello a cui sei abituato, e a come fare per imparare ad adattarti a questo nuovo contesto.
Di fronte a questi cambiamenti, infatti, il mondo del lavoro nel suo insieme dovrà adottare nuovi metodi e nuove pratiche: le aziende dovranno rivedere strategie di reclutamento, le istituzioni dovranno elaborare nuovi sistemi di tutela, e gli individui dovranno ripensare sé stessi e i propri percorsi professionali per ricollocarsi in questo nuovo contesto.
Cosa significa questo per un manager?
Se sei un manager, ciò che si rende necessario in questo momento è un approccio che ti permetta di mantenere una rotta salda, di posizionarti e riposizionarti rapidamente in un contesto in rapida evoluzione, e che ti assicuri di possedere (e di saper comunicare) un valore aggiunto che verrà apprezzato dalle aziende che a loro volta si adatteranno a questo nuovo scenario.
In altre parole, la crescente incertezza del mondo del lavoro renderà sempre più importante rimanere legato alla consapevolezza della tua identità professionale, e alla capacità di trasmetterla in modo efficace al mondo del lavoro.

Il percorso di Career Branding che ho ideato, parte proprio da questi bisogni: dalla necessità di identificarsi come professionista, e di apprendere i metodi e le tecniche per rendersi visibile e valorizzarsi nel contesto in continua evoluzione del mondo del lavoro attuale.

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